Quando facciamo una visita medica, un esame diagnostico, oppure quando compriamo medicine in farmacia, lo facciamo usando la tessera magnetica sanitaria. Uno strumento digitale che da diversi anni è stato introdotto per la registrazione di tutte quelle operazioni che riguardano la nostra salute. La digitalizzazione dei dati e la loro archiviazione negli studi medici, negli ospedali ecc. ci permetterebbe di effettuare una diagnosi collettiva sulla popolazione. Attualmente i dati vengono utilizzati solo per scopi amministrativi e poco per lo studio dell'incidenza, ad esempio di una determinata patologia. Il referto epidemiologico è lo studio analitico dei dati disponibili nei database, che raccolti e opportunamente organizzati, sono preziosi indicatori dello stato di salute della popolazione suddivisa per età, sesso e zona. Il dott.Valerio Gennaro epidemiologo e oncologo all'IST di Genova, ci spiega come sia facile in fondo migliorare le politiche sanitarie e sulla salute, con il semplice utilizzo di questi dati.
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mercoledì 18 dicembre 2013
martedì 17 dicembre 2013
domenica 8 dicembre 2013
Banche è un Far West: da banchieri a banditi
Dopo due anni di indagini la Commissione europea ha condannato Deutsche Bank, Sociète Generale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin, al pagamento di una maxi multa per aver stabilito un cartello sui tassi di interesse. Finalmente qualcuno si è accorto dell'imbroglio, ora verranno restituiti ai clienti i soldi rubati, direte voi. Nulla di tutto ciò, anzi. Una volta pagate le multe imposte alle banche truffaldine, senza alcuna restituzione del bottino, quest'operazione, a conti fatti, alle banche potrebbe essere perfino convenuta. Qualche mese fa avevamo pubblicato un articolo sui tassi di interesse. Ci sembrava veramente immorale che, mentre la BCE abbassava i tassi, per contrastare la crisi economica, le banche aumentassero lo spread, cioè il guadagno che l'istituto bancario aggiunge al costo del denaro stabilito per l'Eurozona. C'era e c''è poi la crescente difficoltà di ottenerlo, un credito. Banche, noi le abbiamo inventate, noi dovremmo distruggerle. Bene, è sempre di questi giorni la notizia che per le banche cambieranno le regole. Finalmente! Direte voi. La commissione europea sta per varare una direttiva per il salvataggio delle banche. Attraverso una serie di test, verrà valutata la capacità degli istituti bancari di sopportare fasi di contrattura del mercato e di crisi economica, e prese misure che ne impediscano il fallimento. Le nuove “stringenti” regole, c'era da aspettarselo, potrebbero interessare, indovinate un po chi? I correntisti. È alla studio una misura che prevede il prelievo forzoso di denaro dai conti correnti. Insomma in banca, i nostri soldi sono ancora al sicuro? Se non fosse che una legge per contrastare, lavoro nero, evasione fiscale, ( e proteggere le banche) impedisce ai cittadini di privarsi del conto corrente, sarebbe il caso di prelevare i propri risparmi e metterli sotto il materasso, come si usava una volta. Questo non è il solito film western, si tratta di un nuovo genere. Le banche che prima erano prese di mira dai banditi, oggi sono diventati i banditi, con la complicità dell'UE.
lunedì 2 dicembre 2013
V3Day Oltre: da Genova si riparte
C'era la gente di tutti i giorni in piazza Della Vittoria a Genova al V3Day Oltre, tra di loro anche i parlamentari del Mov5stelle che mischiandosi alla folla senza guardie del corpo e auto blu rispondevano, alle domande dei cittadini. Surreale? incredibilmente No! Sul palco tra i tanti ospiti Gianroberto Casaleggio e Dario Fo.
I 7 punti proposti dal Mov5stelle:
- Referendum per la permanenza nell'euro
- Abolizione del Fiscal Compact
- Adozione degli Eurobond
- Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all'adozione di un Euro 2
- Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio
- Abolizione del Fiscal Compact
- Adozione degli Eurobond
- Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all'adozione di un Euro 2
- Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio
- Finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni
- Abolizione del pareggio di bilancio
sabato 30 novembre 2013
Genova attende il V3DAY
Ci sei o non ci sei?
Genova 1 Dicembre 2013 - In Piazza della Vittoria, sono attese più di 100.000 persone. Ci sarà il più disparato panorama italico, dai giovani senza lavoro alle famiglie che non ce la fanno, dai disoccupati alla gente comune, dai delusi del PD agli orfani del Cavaliere.
Scherzi a parte, ci sarà la gente comune, quella che crede in un'altra Italia, quella dei cittadini. Il Mov5stelle nato dalla forza del messaggio mediatico di Beppe Grillo e dalla genialità di Gianroberto Casaleggio, oggi primo partito (pardon) primo movimento politico italiano, scende per la terza volta in piazza per il V3Day. Beppe Grillo, che è di Genova e vive i problemi della sua città come cittadino, la indica come punto di partenza della lotta civile politica. Lo ha detto accodandosi alla manifestazione della scorsa settimana contro la privatizzazione di AMT.
Il programma prevede una scaletta ricca di ospiti che si alterneranno a partire dal mattino. Atteso anche Dario Fo. I concetti sono molto semplici, come dovrebbe essere la politica: obiettivo primario – mandarli tutti a casa , magari con un bel chiaro, VAFFA. Poi si riparte.
IMU: la beffa
Siamo all'ennesima presa in giro. Giusta o ingiusta non è neanche più questo il punto. Ognuno può credere ciò che vuole. La cosa sconcertante è il modo in cui il governo l'ha rintrodotta. No scusate non l'ha rintrodotta, l'ha abolita. Se l'aliquota il Comune l'aveva alzata o la innalzerà in questi giorni, allora ci sarà da pagare la differenza. Traduciamo quest'opera d'arte, perché guardate che non è mica facile partorire provvedimenti geniali come questo. Dobbiamo veramente dichiarare che questo governo delle ristrette intese è tra i più competenti in materia di raggiri legislativi. E' il solito modo occulto di ripresentare il conto agli italiani. Non avere il coraggio di dichiarare apertamente i propri intenti, per non perdere consensi e maggioranza di governo, e nel contempo scaricare la responsabilità degli aumenti ai Comuni. Un capolavoro. I sindaci per una volta hanno protestato dichiarando di non essere il bancomat del governo. Questo è un modello, un format utilizzato sempre da questa classe politica che legiferando con il piede di piombo, per mantenere in piedi alleanze e/o coalizioni, o introdurre frasi, articoli o parole per salvaguardare gli interessi di qualcuno, ha creato un caos legislativo unico nel suo genere. Provate a leggere qualsiasi legge partorita negli ultimi vent'anni e vi accorgerete che tra le righe, incomprensibili perché spesso linkate ad altre leggi, vi sono i presupposti che confermano questa teoria.
Privatizzazioni: la parola di troppo
Dopo le brutte esperienze vissute in Italia e la comprovata propensione del privato a cannibalizzare le nostre aziende pubbliche con la complicità degli amici dei potenti, è cresciuta nell'opinione pubblica la convinzione che sia meglio evitare questo furto incontrollato. A frenare i buoni propositi di chi con la lotta civica cerca di porre fine a questo scempio, non sono i privati ed i loro interessi, ma i nostri amministratori. Quest'anomalia tutta italiana, che pone il governo nel ruolo di venditore di Beni Pubblici e non di suo amministratore, nonostante provochi un calo dei consensi, grazie a crisi finanziaria e pressioni dell'UE, continua a farci perdere parti di sovranità. Era stato il presidente del consiglio Enrico Letta, in visita a Wall Street a dichiarare che l'Italia ha i conti in regola e intravede la fine del tunnel. Ma lo diceva agli americani o agli italiani? Beh perché se lo diceva a noi, non c'era bisogno di andare fin là. In realtà le dichiarazioni di Letta potevano essere tradotte cosi -Venite in Italia ad investire, stiamo per lanciare un piano di privatizzazioni, con saldi che vi faranno guadagnare un sacco di soldi - ancora Letta affermava “le privatizzazioni non sono un tabù per il governo”. A pochi mesi da quelle affermazioni, ecco le prime reazioni locali, con i lavoratori di AMT di Genova, scesi in piazza contro le intenzioni del Comune di privatizzare l'azienda dei trasporti locale. Il colpo di scena quattro giorni giorni dopo l'inizio dell'agitazione, arriva dal Sindaco di Genova, Marco Doria: “chi parla di privatizzazione di AMT dice il falso, non è nelle intenzioni dell'amministrazione...”. ma allora tutta la bagarre a cui abbiamo assistito in questi mesi, dalla prima discussione sulla delibera, con l'ostruzionismo in Comune del M5S e la protesta di comitati e lavoratori da un lato e il Comune dall'altro, era solo un brutto incubo da cui ci siamo bruscamente risvegliati? Perché la giunta non ha sciolto i dubbi subito, quest'estate? In Italia, si sa, agli scioperi siamo abituati, tanto da non farci quasi più caso, come dire, ci siamo antropologicamente adattati, fa ormai parte del nostro habitat naturale, ma pensate davvero che ci abitueremo anche a questi raggiri? Privatizzazioni, questa parola cosi in voga negli anni '90 oggi è diventata scomoda, forse anche per questo è meglio dirla quando si va in visita all'estero! Lo sciopero dei lavoratori di AMT, che si è concluso con una tregua, che potremmo definire armata, visto che i problemi si ripresenteranno nel 2014, ha determinato un innalzamento del livello della lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori e dei Beni Comuni dei cittadini. Dopo decenni di deleghe incondizionate, si sta facendo strada nell'opinione pubblica l'idea che sia finalmente arrivato il momento di pensare alla nostra Nazione non in termini astratti, come se l'Italia non fosse di tutti noi. Se il fronte dei contrari all'accordo è stato rotto dopo un incontro a porte chiuse tra prefetto e sindacati e una votazione scellerata degna del mercato del pesce (con tutto il rispetto per i pescivendoli), non si può negare che la protesta non ha coinvolto solo i lavoratori di AMT ma tutti i cittadini genovesi. L'atmosfera che si respirava a Genova nei giorni dello sciopero era diversa dal solito, non era caratterizzata dal classico mugugno per l'interruzione del servizio, ma da una sorta di tolleranza, resistenza al disagio e solidarietà. Forse è cominciata a circolare l'idea che difendere i nostri Beni Comuni sia un dovere? In altre parole la consapevolezza che chi difende la Nazione non sono i politici, che invece vogliono svenderla, ci ha spinto a condividere le lotte che una volta chiamavamo operaie? Se si privatizzerà ciò causerà un progressivo aumento dei prezzi e un inesorabile peggioramento dei servizi. No, non è una previsione pessimistica o una frase da usare come slogan politico, è solo una costatazione logica. Ormai dovremmo averlo metabolizzato! Quando a dettare le regole è il profitto, è cosi che vanno le cose, e questa è una previsione ottimistica. Si perché se le cose andassero male, allora si fa la fine di Telecom, prima smembrata, poi spolpata dai nostri abili manager, ed infine svenduta agli spagnoli. Oppure di Alitalia, e gli esempi potrebbero continuare purtroppo. Sempre Letta “ci sono state privatizzazioni che si sono rivelate un successo”. Ma di chi? Di chi ha comprato durante i periodi di saldi, forse. Ma poi scusate, come si può definire un successo la perdita di Beni Comuni da parte dei cittadini a favore dei privati! Se svendo una cosa che è mia perché non riesco a far quadrare i conti, è un successo? Con quale diritto poi. Nessuno. Gli amministratori devono fare gli amministratori non i venditori. C'è poi stato un simpatico referendum popolare, che molti giornalisti hanno difficoltà a ricordare, che ha affermato che i servizi pubblici locali non vanno privatizzati. Allora dov'è la democrazia, dove è finita la volontà popolare dei cittadini italiani? Certo, c'era da aspettarselo, quando si cambiano leggi per raggirarli, i cittadini, nomi alle tasse, o leggi ad personam, qualsiasi sia la personam, da Berlusconi alle Banche, dalle lobby ai finanziamenti ai partiti o agli editori. Si è fatto tutto il possibile per creare uno Stato lontano dai cittadini e vicino ai mercati finanziari, in un conflitto di interessi infinito. La pacatezza dei nostri amministratori locali e quella del nostro bel governo delle ristrette intese, sembra ricordare quella dei manager del Monte dei Paschi di Siena all'assemblea degli azionisti, altra vicenda dimenticata dalla stampa di potere, tranquilli, sereni, imperturbabili. Oppure la tranquillità con cui il presidente di Telecom annunciava la sua cessione, accusando la politica di non essersi interessata alle sorti dell'azienda. No presidente, la politica ci ha pensato eccome alla Telecom, non si preoccupi. Il nostro Sindaco Marco Doria, non è certo abile come loro, dopo i cinque giorni di protesta si è affrettato a dichiarare che l'azienda non è in vendita, ma bisogna fare qualcosa per salvarla. Questi signori che stanno svendendo l'Italia, appaiono come persone tranquille, sicure e responsabili, tanto che qualcuno ci casca pure e pensa che la loro pantomima non sia una recita ben congegnata, ma che le loro azioni siano l'unica cosa da fare per migliorare le nostre vite. Hanno tradito gli italiani che gli hanno creduto, hanno tradito il loro Paese giurando sulla Costituzione. Nessuno di loro ha mai ammesso i propri sbagli, le proprie colpe, e questo dal loro punto di vista è perfino comprensibile. Incomprensibile è che qualcuno possa ancora credergli. E' l'ora di svegliarsi da questo letargo che ci ha allontanato dalla partecipazione civile e dai destini del nostro Paese. Siamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale che inciderà sulle nostre vite e sopratutto su quelle dei nostri figli, non possiamo rimanere inermi mentre pochi uomini incoscienti, continuano a liquidare il nostro Paese come se fosse il loro. Questo è un furto, anticostituzionale. Il referendum del 2011 non può essere dimenticato, perché se cosi fosse non saremmo più in democrazia. Diamo ancora una volta al mondo dimostrazione di quante straordinarie forze rinnovatrici ci siano ancora, nonostante tutto, nel nostro Paese. Scendiamo in strada al fianco dei lavoratori, diamo il nostro contributo per rimettere l'uomo al centro dell'universo, allontaniamo il profitto dalle logiche di potere, ribadiamo il diritto di applicazione dei referendum, esportiamo questo modello e non le nostre aziende. Quella di Genova è stata una protesta che per il particolare momento che l'Italia sta vivendo può aprire la strada ad un nuovo modo di pensare, decretando la fine della mistificazione della realtà da parte dell'informazione, e il successo di un vero pluralismo, quello fatto dai singoli cittadini che informati, diffondono notizie in rete, in una sorta di TAM TAM mediatico senza precedenti.
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