Il mio 25 aprile è stato molto diverso. A ricordare di quei giorni in cui l'Italia veniva liberata dal nazifascismo a noi giovani, (si fa per dire per quelli di classe 66), quando eravamo bambini, ci pensavano i nostri nonni. Cosi il ricordo, a parte gli insufficienti e successivi libri di storia, è più riconducibile ad una fiaba raccontata per conciliare il sonno che ad un'occasione di commemorazione da calzare con i vestiti buoni. Decidiamo con la mia famiglia di uscire a pranzo (sono due anni che risparmiamo) e di far giocare i bambini che non fanno mai niente a causa degli orari dei nostri lavori precari, che ci impediscono di essere tutti insieme durante i giorni di festa. Andiamo all'Expò, meta a portata di tempo e sempre meno di portafoglio, per le famiglie genovesi. Ai magazzini del cotone, dopo un'ora e mezza d'attesa per un posteggio a pagamento, che potrebbe essere interamente pubblico (e magari a tariffa ridotta per i residenti) e che invece è gestito da una s.p.a a caro prezzo, riesco a posteggiare l'auto e a raggiungere i bambini, scesi con la mamma per evitare l'attesa. Mentre li raggiungo eccomi sul molo ai magazzini del cotone, dove sono ormeggiati gli yacht di lusso. Ma da qui non si vede nulla, neanche il mare del porto della mia città. Hanno eretto una barriera fatta di gazebo chiusi, a difesa della privacy dei poveri armatori osservati, come fossero fenomeni da baracconi per le persone di classe non proprio exclusive. In pochi passi due esempi locali di grande libertà che chi ci governa ignorerà, poiché risiede dall'altra parte di quella barriera. Finalmente siamo seduti a pranzo in una trattoria nei vicoli. Mia figlia Marta, 5 anni e una grande curiosità, attacca bottone con due turisti russi seduti al tavolo accanto. Uno di loro ad un certo punto si alza e ordina due dessert per i miei bimbi. Noi imbarazzati ringraziamo e auguriamo una buona permanenza in Italia. Quel gesto spinto dall'amicizia e dai sorrisi sinceri dei bambini, mi ha fatto però riflettere e vivere un incubo ad occhi aperti proiettandomi in un futuro inquietante. La Russia entrata a voce grossa nel capitalismo imperialista a colpi di energia, domani potrebbe comandarci grazie alla nostra dipendenza energetica dal gas. Saranno loro, se continuiamo cosi, i padroni dei miei figli? Questo, caro presidente è il 25 Aprile delle persone comuni, basta fare due passi per accorgersene. Mentre lo Stato italiano esporta la libertà, con finte missioni di pace che non fanno altro che foraggiare le lobby dei mercanti d'armi, in Italia di libertà ce n'è rimasta ben poca e la si fa se si hanno i soldi. Ma lei caro presidente dalla sua auto blu o non vuole o non può accorgersene. Il mio 25 Aprile non è, e non sarà mai il suo.
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sabato 26 aprile 2014
25 Aprile 2014: la libertà è un'esclusiva della casta
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